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Di tua mente uno sguardo almo e giocondo,
Che sguardo è d'una mente illustre e chiara,
De' nostri affanni il fosco duol rischiara,
Che tanti son, ch'empion d'orrore il Mondo.
Squarcia Provincie e Regni il dente immondo
Di rea discordia, e ancor natura impara
Ad irritar contra sé stessa a gara
Quei parti, che produsse il sen fecondo.
E tu, Signor, con lagrimoso ciglio
Vedi il male comune, e ne dài segno,
Pietoso sì, ma forte nel periglio;
Né fia che della Fe' vacilli il Regno,
Se Speranza ed Amor ti dàn consiglio
A governar di Piero il sacro Legno.