27 [Di Manettino da Firenze (?)]

By Auteur inconnu

O Povertà, così ti strugga Idio,

come tu se' d'allegressa nimica!

De', chi qui legge dica,

per confortarmi un poco, che così sia.

Veramente, secondo il parer mio,

quale huom con pace techo si notrica

esser li puoi amica

sì e 'n tal modo c'altro non diçia;

ma pur la mente mia

giudicherà che di te vince il peggio

ché, secondo ch'io veggio,

nasce di te più mal, troppo, che bene;

e chi teco si tene

ne può ben dimostrar perfecta prova,

sì mal volontier techo si ritruova.

Tu, più vil c'altra cosa, se' scacciata,

oggi nel mondo, pur da la più gente;

chi piò tuo stato sente,

piò pensa di partir da te sua vita;

e qual sia la cagion non è celata,

ansi si mostra assai palesemente,

a chi dirictamente

vuol riguardar per che tu se' sgradita:

ché, ben che tu fiorita

fussi di sciensa e d'ogn'altro valore,

certo tucto l'onore

ch'a questo si conven tu mai non senti;

di poco ben contenti

chi del tuo caço sventurato piglia,

se vuol tener nel mondo alte le ciglia.

Oimè, quanti e qua<l>i serebben quelli

che spanderebben lor vertù sovrana

infra la gente humana,

se tu non li spogliassi di baldansa;

ma tu occupi lor<o> costumi belli

e fai lor contenensa tener vana

da gente che piò strana

ch'e' non son<o> e<ll>i di bella costumansa.

Tu confondi leansa,

veracemente, quando tu la guidi

pochi son que<ll>i che fidi

sian di colui che l'abito tuo vesta,

e la cagione è questa:

per che tu se' sovente sensa legge

poco ci val chi con techo si regge.

Se la tua trista e structa condictione

nocesse pure a te, poreasi dire

che poco mal sentire

teco si può, oltra quel che tu provi.

Ma ciò non è, e eccho la ragione:

molti àn divitie e temen di venire

dove credan sentire

lo vile stato in che tu ti ritrovi;

per questo lor cor movi

a stringer lor larghessa in avaritia

e a vender giustitia,

a far<e> rapine, furti,e ma<l>i guadagni;

di tristo pianto bagni

lo viço a chi con techo si rauna

per lo crudele assalto di Fortuna.

Molti son che farebber tua difesa

per che 'l Signor del ciel<o> ti chierse e volse,

e solo a te s'accolse

come a sua cara e pretiosa cosa;

ma lor credensa in ciò si trova offesa:

ché quel Signor c'ogni verità porse,

sensa dubbio s'accorse

quant'era la viltà che in te fa posa;

ma per far gratïosa

quella vertù ch'è chiamata humiltade,

della sua magnitade

volse discender nel tuo basso stato,

sol per aver mostrato

che già superbia non li era in calere,

non che li fussi per altro in piacere.

Or va, cansone, e se tu trovi alchuno

che con ragione il tuo parlar ripigli,

non disdegnar, ma digli:

– Vei tu costui ch'à di costei parlato?

Elli è per lei in istato

dove contenta poco la sua vita –.

Questo ragiona ove tu sij udita.