272
Donna felice, a cui dal Cielo è dato
Quanto a cosa mortale ei dar potea,
E che di sé per fabbricar l'idea
Rese a' tuoi cenni tributario il fato:
Quel lume, che traspiri oltra l'usato,
E che in un mi confonde e mi ricrea,
Mi fa veder ciò che non mai credea,
Virtù, che basti a fare un cuor beato.
Del ciglio altero e del sembiante adorno,
Di tanti pregj di natura io taccio,
Ché so che poco l'alma tua ne gode.
Ma quando al primo oggetto io fo ritorno,
È tanto grande, che mi fo di ghiaccio,
Né degno è il labbro mio di dir tua lode.