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Da quel, che noi governa, alto splendore
O quanto Caterina, o quanto apprese:
Trattò la dotta mano, e a vaste imprese
Mosse le piante, ed avvampò d'Amore.
Di Siena al patrio suol delizia e onore
Nel più bel fior degli anni ella si rese;
Indi sull'Arno a terminar contese
La spinse il santo, generoso cuore.
Mossa da maggior zelo e maggior luce,
Sul Rodano ventoso ancor si porta,
E al Tebro il Vicedio rende e conduce.
Nel suo fonte primiero alfine assorta,
In cui svelato il sommo Ben riluce,
Roma, Italia, e la Fe' guarda e conforta.