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Dunque l'Asia rubella avrà baldanza
D'insultarti superba, o invitta Roma!
Ov'è l'asta alla man, l'elmo alla chioma,
Che temuta fa ancor la tua sembianza?
Stupidità, perdona, e non costanza
Questo tuo non curar l'ire si noma:
De' Barbari rammenta, un tempo doma,
Italia i danni, e più il timor s'avanza.
Ma già d'armi e di navi e terre e mari
Per te veggio ingombrati, ed odo un grido,
Che mi frena sul ciglio i pianti amari.
"Miri", dice, "fedele un core infido
Farsi all'aspetto di Filippo, e impari
I trionfi a sperar chi al Cielo è fido."