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By Auteur inconnu

Meco sovente da che il cuor m'accese

Semplicetta Nerilla avea soggiorno;

E se i begli occhi rivolgea dintorno,

Lieto era il guardo, e non recava offese.

Un desio di vedersi un dì la prese,

Sendo più dell'usato il viso adorno.

Specchiossi al Fonte; e d'umiltade a scorno,

Nel conoscer sé stessa il fasto apprese.

Ahi, che allor si turbar' quei dolci rai,

E quindi a me con lieti atti giocondi

Nerilla poi non si mostrò più mai.

Vanne, o fasto, a gli abissi atri e profondi:

Se nel sen delle Ninfe albergo fai,

Tutto il bello d'Amor turbi e confondi.