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Uom, ch'al remo è dannato, egro e dolente
Co' ceppi al piè, col duro tronco in mano,
Nell'errante prigion chiama sovente
La libertà, benché la chiami invano.
Ma, se l'ottien, (ch'il crederia!) si pente
D'abbandonar gli usati ceppi, e insano
La vende a prezzo vil. Tanto è più possente
Invecchiato costume in petto umano.
Cintia, quel folle io son. Tua rotta fede
Mi scioglie, e pur di nuovo io m'imprigiono,
Da me medesmo offrendo a i lacci il piede.
Io son quel folle, anzi più folle io sono,
Perché, mentre da te non ho mercede,
Non vendo io, no, la libertà: la dono.