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O Dea, senza la quale
non è lieto o contento
in questa vita umana uomo mortale,
da cui ogni tormento
fugge qual nebbia da rabbioso vento;
sì come talor suole
bianco e purpureo fiore
arso dai rai del più cocente sole,
se no 'l bagna licore
di fresco rivo o di celeste umore,
chinar la vaga fronte
pur dianzi onor de l' orto,
e sospirando le bellezze conte
perdute in tempo corto
mirar la terra languidetto e smorto,
così senza l' aiuto
del tuo valor sovrano
giace nel letto ognuno infermo e muto,
e spera e brama invano
che soccorso gli dia pietosa mano.
Dal tuo favor benigno
fugge ogni mal che 'ngombra
le vene accese da calor maligno,
quasi oscura, umid' ombra
che lieto lume d' un bel giorno sgombra:
per te candide e belle,
con le guanze di rose,
vanno le caste e pure verginelle
fra l' erbe rugiadose
cogliendo i fiori e le viole ascose;
senza te quanto asconde
nel suo profondo seno
oro la terra, o ricche gemme l' onde,
s' apprezzarebbe meno
che di terra o di fango un vaso pieno;
senza te non avrebbe
Amor strali né foco,
e questo mondo misero sarebbe,
senza allegrezza e gioco,
vedovo e pien d' orrori in ogni loco,
e 'nvece d' armonia
di delettosi accenti,
sonarebbe ogni piaggia et ogni via
di querele e lamenti
de le mal nate e sventurate genti;
a te chini e devoti
vengon gli Imperadori
et a pagar i Regi i fatti voti,
e coi contriti cori
degna ti fanno di celesti onori.
O madre d' ogni bene,
di tutto quel diletto
ch' allegri in questa vita ci mantiene,
io pien di casto affetto
chiamo il tuo aiuto, e se non fia negletto
questo mio priego onesto,
volgerai presta il piede
u' febbre col suo ardor grave e molesto
le care membra fiede
di colei che 'l mio cor tiene e possiede;
non consentir che morte
spietata mieta e svella
le mie speranze, ond' io senza consorte
resti, qual tortorella
che fiera appelli la sua iniqua stella,
e sovra i secchi rami
con dogliose querele
la cara compagnia piangendo chiami,
che per sempre le cele
strage d' augellator empio e crudele.