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Oh quale interno, oh qual divin mi sprona
Furore a penetrar fin dove stanno
Tra i ceppi ancor le cose che verranno;
Né senza i fati il tempo le sprigiona!
Oh quale i' odo, che per l'aere tuona,
Aspro flagello, e i vizj a sentir l'hanno!
Oh come smorti giù per Lete vanno,
Lete, che già di strida alte risuona!
Da i bassi Elisj il buon Fabrizio, mosso
Al gran tumulto, n'ode la novella,
E tosto volge all'empia torma il dosso,
E allegro riede alla sua squadra, a quella,
Da cui 'l valor non fu per morte scosso,
Gridando: "Roma nostra or fia più bella."