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By Auteur inconnu

Poiché qui più d'un Apollo

Veggio al collo

Adattar la nobil cetra,

Anch'io voglio a tanto invito,

Reso ardito,

Sciorre il canto e alzarmi all'etra.

Forse d'Icaro la sorte

Fia ch'apporte

Al mio cor cotanto ardire,

Ma se meta è la virtute,

Le cadute

Belle son, bello il morire.

Canterò del semideo,

Gran Crateo,

Mio presidio, onore, e vanto;

E chi sa ch'al bel desio

Fors'anch'io

Non agguagli il debil canto?

Canterò come il tragitta

L'Adria invitta

Lungo il Tebro a gran fortuna,

Ma fia poco, ch'egli rende

E non prende

Le sue glorie dalla cuna.

Canterò come di rose

Gloriose

Gli orna il Tebro l'aurea chioma,

Ma fia poco, ch'è minore

Del suo core

Il superbo Ostro di Roma.

Canterò ch'in Vaticano

Diè la mano

Al gran Avo sacro Atlante,

Canterò ch'amico fato

Poi ne ha dato

Un suo figlio per Regnante.

Ma tant'oltre il piè dubbioso

Por non oso,

Mentre omai certo è il periglio:

Ch'io non so se a lui maggiore

Rechi onore

L'esser Padre o l'esser Figlio.

D'Alesandro figlio, scuopre

Ben coll'opre

L'alto onor de' pregi suoi;

Di CLEMENTE padre, mostra

Che la nostra

Età ancor genera Eroi.

Tanta luce or quindi spande

L'Alma grande,

Che confonde la mia mente,

Onde invan scoprir presume

Qual sia il lume

D'Alesandro o di CLEMENTE.

D'Alesandro e di CLEMENTE

Egualmente

Lo splendore in lui riluce,

Che di speme alta e sicura

N'assicura,

E i dì lieti a noi conduce,

Ch'Alesandro già dal Cielo

Tutto zelo

Per lui gioie ne promette,

E CLEMENTE il giusto, il saggio,

Più d'un raggio

Vibra in lui, ch'in noi riflette.

Cigni, or voi, che qui d'intorno

Fate scorno

Col bel canto a i sordi lustri

In alzar su i vostri vanni

Sovra gli anni

Di CLEMENTE i vanti illustri,

Voi, che pria v'ergeste a volo

Verso il Polo

D'Alesandro al chiaro Nome,

Allorché del sacro serto

Seppe il merto

Coronar sue bianche chiome,

E allor dievvi al suol Latino

Il destino

Ricondur l'Arcade Evandro,

Di Crateo voi dite i pregi,

Che son fregi

Di CLEMENTE e d'Alesandro.