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By Niccolò da Correggio

Quello in cui tanta grazia il celo infuse,

che Amor placò più volte in sul furore,

con doglia universale oggi sen mòre

e con lui quasi ancor tutte le Muse.

Morte oltra al suo costume attende a scuse,

ma quante più ne fa, cade in più errore;

pur dice al fin che fu astretta d'Amore,

che mille volte al suo dir si confuse.

L'impia ne mente, ché esso archi e faretre

ha offerti a farli più onorata pira,

e i poeti con lui tutte lor cetre.

La cità che da Iove el nome tira,

suo patrio nido, omini, arbori e pietre,

ciascun per Serafin piange e suspira.