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By Antonio Tebaldeo

Sacre, legiadre, honeste, immortal' dive,

senza il favor de cui smarito resta

come Icaro qualunque in versi scrive,

se mai dentro da Cirrha si fe' festa,

hoggi si faccia, ché anchor mai novella

in Parnaso non fu simile a questa:

la magnanima, saggia, alma Isabella,

in cui non ha il diffecto alcuna parte,

che già Ferrara et hor fa Mantua bella,

da ogni altra cura se alïena e parte

per prender contra Morte il vostro scudo,

che si guadagna cum inchiostro e carte.

E perché in questo già gran tempo io sudo,

e per la patria e per la immensa fede

qual mostra gli ho col core aperto e nudo,

me per sua guida a questa impresa chiede;

et io, che de servirla ingordo sono

– ché sol per questo al mondo il ciel me diede –,

de le mie forze, benché poche, un dono

gli ho facto e, perché segua il suo pensiero,

depinto gli ho il camin facile e buono.

Però l'alpestre e rigido sentiero

siate preste a spogliar de sterpi e spine

aciò che sia il salir dextro e legiero,

ché non è honesto che un tal pie' camine

per aspri dumi, un pie' che fa la neve

parer men bianca e l'avorio e le brine;

e ciascuna de vui sforzar si deve

in scacciar certa turba ignara e vile

che il chiaro fonte atosca qualhor beve;

e porre ogni arte, diligenza e stile

in purgar l'aque e in trovar vaso degno

di quella bocca placida e gentile.

Quando tempo serà, vi farò segno

e vui giù a mezo il monte scenderete,

ché insin a lì voglio esserli sustegno;

lì lassarola, e vui la condurete

a l'alta cima ove l'honor s'acquista,

mostrandoli le grotte più secrete,

ove cantò colui che, de la vista

essendo privo, più de gli altri vide

e il mantüan che alquanto pur l'atrista.

Vorò col tempo che costei me guide,

come hor lei guido, se l'avara Parca

troppo presto de invidia non l'ucide;

farà lei come buon corsiero e barca

ch'è l'ultima al partir e poi a la meta

prima si trova e tutte l'altre varca:

ché, se il furor poetico è propheta,

parme che ci prometta alte e legiadre

cose l'effigie sua pensosa e lieta.

Quanto honor ve fia aver fra vostre squadre

una che da regal figlia abia l'orto,

un marchese consorte, un duca padre!

Questa fia de poeti albergo e porto,

che a nostra età son reputati stolti:

tanto è l'human vïaggio obliquo e torto!

Qual stupor è veder lor magri volti,

non per vigilie, ma per fame extrema,

che paion corpi de sepulchro tolti!

La scalza turba e lacerata trema

e non è, non vo' dir chi gli porga oro,

ma pur chi presti orecchie a un suo poema;

però spessi non son come già foro,

né di quella excellenza, ché non vòle

in steril campo afaticarse il thoro.

Il cielo, a cui di tal miseria duole,

mandata ha in lor favor questa alma elletta,

sì ben vestita che è fra donne un sole;

né mai sì grata fu né sì perfetta

vostra arte come hor fia, se in sì bel manto

avien che se ritrovi avolta e stretta:

ché se Orpheo e Amphïon già fecer tanto

col cantar solo, che farà costei,

che averà insieme la belleza e il canto?

Hor sol cum quella non fa manco lei;

prove vedrem non mai più viste o intese,

tal che talhor se ne dorranno i dèi

perché fien pari a le lor alte imprese.

O felice alhor me! che pur dirasse:

“Dal Thebaldeo l'initio e il modo prese”;

ché, benché adietro vinto al fin restasse

d'Aristotel Platon, pur gli fu gloria

che un spirito sì degno amaestrasse.

Farà di me chi de essa farà historia,

cussì la mia, che in breve mancarebbe,

viverà cum la sua longa memoria.

Fortunato signor, che per moglie ebbe

una alma tal che, quando a un dio concessa

fosse, non scio se quanto merta arebbe!

Che gaudio arà quando contexta e messa

udrà da lei ogni sua palma in verso!

Lui al far serà pronto, al scriver essa.

Ma io voglio andar, ché troppo tempo ho perso;

io scio che la mi expecta e che s'adira

del mio tardar a lei noioso e adverso,

tanto è il desio che a veder vui la tira!

Ma tu, facundo Apol, non gli esser parco,

quando verrà, de la tua propria lyra!

Scio ben, signor, che al primo sguardo l'arco

e le saette ti cadran di mano

e de mille pensier' restarai carco,

come per Daphne divenendo insano.

Io te l'ho detto aciò che freni il core,

ché non men questa seguiresti invano;

e tanto la passion seria magiore

quanto che gli è più bella e più pudica.

Pensa a l'util dei toi, pensa al tuo honore:

parer ti deve asai che te sia amica.