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Il figliuol di Citerea
Pieno un dì d'amaro pianto
Del mio Lauro onesto e santo
Pallidetto al piè sedea.
Infelice, che vedea
Di sua face estinto il vanto!
Senza ardor coll'arco infranto,
Da' bei rami ella pendea.
Chi può dir, quando poi scorse
Ch'altro Amor la scorza incise,
Qual furore al cor gli corse?
A gridar forte si mise,
E le man' spesso si morse:
Onestà sel vide, e rise.