29 [Di anonimo]

By Auteur inconnu

Avegna, amicho, che la nostra barcha

nel peso che li mettete soccomba

e che 'nfine alla tomba

sia occulto il ver iudicio d'ogni gente,

secondo ch'ò provato,

il vostro buon motivo adempie l'arca

d'amor perfecto de la nostra mente;

per ch'è convenïente

che simil con suo simile discomba

di cibo innamorato.

Unde, per tal cagion, io mi son dato

a ringratiar di fe' vostro bel canto,

ben che Gregoro santo

nel Dïalago pande

che chi porta ghirlande

d'alta superbia sempre a lode intende,

e chi loda l'umil, quei sì l'offende.

Destossi in prima la nostra imperitia

per una voce che venne eccitando

l'otio nostro nefando

da' corni de l'altar che d'oro tene,

con dolce oratïone;

che, ben che quel dottor tegna a malitia

s'alcuno affecta lode del far bene,

altre carte son piene

che la vertù laudata va montando;

e Aristotil pone,

dell'Etica nel quinto, una ragione

ne la quale il signor, tiranno chiama

se de le cose altro ama

che gloria e fama la sua gentilessa,

e Agustin l'appressa;

Seneca, ancor d'amarla ci consiglia:

donqua, s'io l'amo non è meraviglia.

Amata quella che li animi accende

di vera carità e vitii lima

e che la vostra rima

mosse al lodare sì l'essentia mia

di buono e liber core,

dico che 'l vostro eloquio ignito ascende

con tanta forsa in nostra fantasia,

che cosa che a voi fia,

for che parlar di voi, si ne pare yma

o non degna d'onore

che Çael Ermes e loico maggiore

ànno per chiaro, sensa alchun ritegno,

che l'anima d'un regno

può far d'un'altra, in l'altro, lieta o grama

sì che la chiara fiama

del vostro amor e di vostra sembiansa

nel cor mi sprona, né 'l può tôr distansa.

Non è mirabil se vostra figura

per la ragion predicta in noi s'induce,

per ch'i' so che l'adduce

il sono in cor human gran chonoscensa,

e per tanto l'appregio,

ch'a ricovrar di profetia l'altura

fu nel profeta gran convenïensa,

e di tanta excellensa

che quaçi io dico che 'l suon si fu duce

a porlo in del collegio

dei buon profeti e dostar sacrilegio;

e secondo ch'a l'orecchie miei venga,

la mia loquela arrenga

che quel sonar si fu di cosa ornata,

per mano artificiata,

ciò fu il salterion di corda e legna;

pensate che de' far la voce pregna?

El figlio nato de la pia donçella,

il quale ai Cristïan<e> si fece ponte

per passar suso al monte

de la celeste corte e meritoria,

si misse in bella uçansa

ch'amar de' l'om chi ben di lui favella;

né però ci si tegna a vana gloria,

ch'esser ne de' victoria

quella parola del maestro insonte

e pien<e> d'ogni possansa,

quando i piedi lavò, sensa bonbansa,

a Pietro, lume della nostra fede,

dicendo: – Chi mi chiede

per mastro o chi si mette in mia balìa,

schifa la vita rìa –.

Unde d'esser lodato Ei fu contento:

l'opere suoi son nostro documento.

Tornando omai ove si de' tornare,

e a concluder volgendo le ciglie,

dico che le famiglie

quattro, che funno nel secol andato,

d'amicitia sì vera

non più si mosser a perfecto amare,

ciascun di loro, l'amico acquistato,

overo anchor provato,

come si muoven miei passion vermiglie;

e perché volontera

a ragionar d'amor volgo la cera,

di ricordare alcun mi darò cura

ch'ebbero amistà pura,

qual tra Pilade fu e Horeste sita,

tra Nisso e Uriale unita

se non ne nomo più non vi dispiaccia,

che qui discretion si vuol ch'io taccia.

Con passi radi e sempre ymagginando,

canson, ti move verso il nostro amante,

e con atto costante,

quando tuoi rime seran ricevute,

li suoi sembianti sume,

ch'el, savio com'elli è, non va mostrando

le cose ch'elli à dentro concepute,

ma fa che son tenute

infin che 'l tempo si 'l faccia parlante,

né 'l muove alchun volume;

che spesse volte i' ò vedute piume

per poco vento dar volta in disparte;

ma ciò non è sua arte,

unde pur ti conven, sensa mensogna,

grattar non dou'è rogna,

che la vertù di lui tant'è exaltata,

ch'abbaglieresti a sua parola ornata.