29 - Oimè, che con gran scorno
Oimè, che con gran scorno
La dolce compagnia, il bel soggiorno
Che dianzi ne parea,
M'è sì da i cieli tolta, e da la Idea
Che regge questo corpo infermo e stanco,
Che di continuo a morte
Io vo correndo, e pel camin ne manco.
E penso mie giornate saran corte,
Tanto sento la doglia acerba e ria;
Né più esser potria,
Se 'l corpo mio non fosse più che forte.
Ma se pur ancor fia
Ch'io viva in questa doglia, in questi affanni,
Spero di ristorar tutti i miei danni.