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By Antonio Tebaldeo

Vergine sacra, glorïosa, eterna,

che già portasti nel tuo ventre santo

Quel che la terra, il mar e il ciel governa,

porgi le caste orecchie a l'humil canto

de mia sopita musa e ai dolci preghi,

meschiati insieme cum amaro pianto.

Scio ben che non è honesto che te pieghi

ad exaudire un tuo nemico expresso,

ma scio che a niuno il tuo soccorso neghi.

Sempre te fui contrario, io lo confesso,

né negar voglio, ma in error cascai

perch'io non conoscevo anchor me stesso;

ché poi che a seguitare incominciai

Amore iniusto, perfido e fallace,

trovare il buon camin non seppi mai:

tenea la guerra per tranquilla pace,

il mal mi parea ben, dolce l'amaro,

ché sempre a l'ignorante il meglio spiace.

Hormai ch'io veggio e ch'io comprendo chiaro

il mio gran fallo, a te drizo il pensiero,

ché a chi se pente il ciel mai non fu avaro;

e per la gratia tua, Vergine, io spero

uscir del mar ov'io mi son somerso

e trovar di salute il porto vero.

Piango ognhor ch'io rimembro il tempo perso,

tante opre consumate in cosa frale:

mai non spesi per te pur un sol verso;

ché se Natura m'avea date l'ale,

dovea levarme a vol cum l'intelletto,

vedendome fra gli altri esser mortale.

Ma viver non se pò senza diffetto,

ché chi potesse star senza peccato

serìa simile a Dio, che è sol perfetto;

e sì caduco è il nostro fragil stato,

tante rete ne son d'intorno sparte,

che sol errar non pò chi non è nato.

Tu vedi ben che ogni soa industria et arte

l'adversario infernal adopra e spende

per far del nostro mal piene sue carte;

come purgar potrem mai tante mende

che abiam commesse in questa breve vita,

se tua summa pietà non ce diffende?

Questa speranza mi conforta e aita,

ch'io veggio ben che non serei mai sciolto,

tanto è la carne in vitii sepelita!

Né te maravigliar ch'io me sia vòlto

più presto a te che al tuo figliol potente

a dimandar perdon del fallir stolto;

perché l'anima ingrata e scognoscente,

che già spesso per lui fu facta franca,

in novo error caduta esser si sente,

onde s'arossa, impallidisce e imbianca,

né di tornare ardisce a sua presenza,

come servo che in fede al signor manca.

Non che lei non se fidi in sua clemenza,

ché mille fiate ciascun dì perdona

a qualunque ritorni a penitenza,

ma sol vergogna la rimorde e sprona.

Però ne viene a te, Vergine immensa,

de cui la fama in ogni parte suona:

in te ciascun pensier ferma e dispensa,

a te disposta è tutta soa speranza

e sol per tuo favor salvar si pensa.

Donagli parte de la tua possanza,

ché per se stessa è debile e mal forte,

né pò, come voria, servar constanza.

Mira Pluton, che aperte tien le porte

per condurla al suo regno infimo e basso,

expectando che 'l corpo abia la Morte.

Deh, non l'abandonare in su quel passo,

dandoli ognhor più forza e più memoria,

ché spesso per gran guerra il spirto è lasso.

Non voler che 'l nemico abia victoria

d'un tuo servo fidel, contrito e humile:

qui se contiene ogni toa laude e gloria.

E se per toa cagion di questo vile

carcer risorgo, in te porrò l'ingegno,

industria, l'arte, ogni mio studio e stile,

purché parlar del nome tuo sia degno.