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Vergine sacra, glorïosa, eterna,
che già portasti nel tuo ventre santo
Quel che la terra, il mar e il ciel governa,
porgi le caste orecchie a l'humil canto
de mia sopita musa e ai dolci preghi,
meschiati insieme cum amaro pianto.
Scio ben che non è honesto che te pieghi
ad exaudire un tuo nemico expresso,
ma scio che a niuno il tuo soccorso neghi.
Sempre te fui contrario, io lo confesso,
né negar voglio, ma in error cascai
perch'io non conoscevo anchor me stesso;
ché poi che a seguitare incominciai
Amore iniusto, perfido e fallace,
trovare il buon camin non seppi mai:
tenea la guerra per tranquilla pace,
il mal mi parea ben, dolce l'amaro,
ché sempre a l'ignorante il meglio spiace.
Hormai ch'io veggio e ch'io comprendo chiaro
il mio gran fallo, a te drizo il pensiero,
ché a chi se pente il ciel mai non fu avaro;
e per la gratia tua, Vergine, io spero
uscir del mar ov'io mi son somerso
e trovar di salute il porto vero.
Piango ognhor ch'io rimembro il tempo perso,
tante opre consumate in cosa frale:
mai non spesi per te pur un sol verso;
ché se Natura m'avea date l'ale,
dovea levarme a vol cum l'intelletto,
vedendome fra gli altri esser mortale.
Ma viver non se pò senza diffetto,
ché chi potesse star senza peccato
serìa simile a Dio, che è sol perfetto;
e sì caduco è il nostro fragil stato,
tante rete ne son d'intorno sparte,
che sol errar non pò chi non è nato.
Tu vedi ben che ogni soa industria et arte
l'adversario infernal adopra e spende
per far del nostro mal piene sue carte;
come purgar potrem mai tante mende
che abiam commesse in questa breve vita,
se tua summa pietà non ce diffende?
Questa speranza mi conforta e aita,
ch'io veggio ben che non serei mai sciolto,
tanto è la carne in vitii sepelita!
Né te maravigliar ch'io me sia vòlto
più presto a te che al tuo figliol potente
a dimandar perdon del fallir stolto;
perché l'anima ingrata e scognoscente,
che già spesso per lui fu facta franca,
in novo error caduta esser si sente,
onde s'arossa, impallidisce e imbianca,
né di tornare ardisce a sua presenza,
come servo che in fede al signor manca.
Non che lei non se fidi in sua clemenza,
ché mille fiate ciascun dì perdona
a qualunque ritorni a penitenza,
ma sol vergogna la rimorde e sprona.
Però ne viene a te, Vergine immensa,
de cui la fama in ogni parte suona:
in te ciascun pensier ferma e dispensa,
a te disposta è tutta soa speranza
e sol per tuo favor salvar si pensa.
Donagli parte de la tua possanza,
ché per se stessa è debile e mal forte,
né pò, come voria, servar constanza.
Mira Pluton, che aperte tien le porte
per condurla al suo regno infimo e basso,
expectando che 'l corpo abia la Morte.
Deh, non l'abandonare in su quel passo,
dandoli ognhor più forza e più memoria,
ché spesso per gran guerra il spirto è lasso.
Non voler che 'l nemico abia victoria
d'un tuo servo fidel, contrito e humile:
qui se contiene ogni toa laude e gloria.
E se per toa cagion di questo vile
carcer risorgo, in te porrò l'ingegno,
industria, l'arte, ogni mio studio e stile,
purché parlar del nome tuo sia degno.