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Uom, che d'Uom solo avea gli accenti e il viso,
Mosse al flauto le dita adunche ed adre,
Musico ingrato in paragon del Padre,
D'un pino all'ombra e fra le Ninfe assiso.
Ma belò da que' labbri il suon diviso,
Qual Capro appunto, a cui fuggio la madre:
Quinci le Ninfe il deridean leggiadre,
E applauso il folle a sé credea quel riso.
Sì, preso in lode il dileggiar di quelle,
Ardì Febo sfidar, stordendo infino
A far tutte fuggir le Pastorelle,
Né lasciò il flauto, finché appesa al pino
Il biondo Dio non ne lasciò la pelle.
Marsia, guardami il Ciel dal tuo destino.