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By Antonio Tebaldeo

Qualunque legerà mei gravi danni

– se pur fia alcun che queste rime leggia –,

pensando a quel ch'io fui, cauto proveggia

de spender meglio i soi giovenili anni.

Arseno i membri mei, arseno i panni

per quella a cui nulla altra s'apareggia:

tal che, se avien talhor ch'i' la riveggia,

tirar mi sento ne gli antichi affanni.

Pensa a che crudel stratio, a che partito,

a che malvaggia sorte io fui condutto,

che una donna ad altrui serva ho servito!

Colsi del sceme mio suspiri e lutto,

da madonna e da Amor al fin schernito,

utile ad altri, a me nocivo frutto.