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"O Fiume, o tu, che la sassosa balza
Parti d'Ossa e d'Olimpo, e le foreste
Di Tempe irrighi, or va', più non t'innalza,
Sicch'ogni fiume a te secondo reste,
Perché là 've la tua ripa più s'alza
Canti Apollo talor, ché sol son queste
Vendette di Cupido, e a ciò l'incalza
Sol di tua figlia la mutata veste;
Ma in questa sponda appiè di questo monte
Per udire Aci mio sovente giacque,
Te dispregiando e 'l Cavallino fonte."
Così l'altr'ier traggendo fuor dall'acque
La sacra, verdeggiante, umida fronte
Mormorò il picciol Reno, e poi si tacque.