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Io mi sedea, di mia sorte contento,
Tendendo insidie a i semplicetti augelli,
Quando un coro ver' me di Pastorelli
Scorgo avanzarsi a passo tardo e lento,
E il buon Custode a crescer greggia intento,
E Filacida e Uranio, e me fra quelli;
E quei le mani alzandomi a i capelli,
Una treccia di mirto impor mi sento.
Ed ecco già con mio stupor m'inspira
Quel mirto estro novel, che per la chioma
Penetra nella mente e in lei si aggira.
Spino così, ch'altri inserì, si noma
Non più qual prima, onde al suo tronco ammira
Le nuove frondi e le non proprie poma.