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O Verno, o tu, che sotto l'Orse algenti
Fra nevi e ghiacci e folte nebbie stai
In grotta alpestra oscura, e d'intorno hai
Procelle e nembi e i più sdegnati venti,
Quando fia 'l dì (forse vicin tel senti)
Che dall'orrido speco uscir dovrai
(Così raggio di Sol non scaldi mai
In quella parte ove i tuoi strali avventi),
Non toccar queste piante, o pur le nevi
Sì lievemente sovra d'esse stendi,
Che niuna abbia a giacerne infranta e oppressa;
E udrai far plauso a' tuoi dì foschi e grevi
Da Ninfe e da Pastor' con quella stessa
Voce, onde il Maggio alto lodarsi intendi.