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Mentre io guidava per la piaggia aprica
Il gregge sitibondo al chiaro fonte,
Vidi ver' me calar Clori dal monte
Con finti vezzi, oltre l'usato amica.
Ma quando spero allor, ch'ella mi dica:
“Emiro mio”, tosto prorompe all'onte,
E mi cela il bel guardo e l'aurea fronte
In atto di spietata empia nemica.
O Miralbo, Miralbo, in quale strana
Scuola Amor ci flagella! e in quante guise
Tenta la gente ammaliata e insana!
Maledetto sia il dì, che pria s'affise
Il mio sguardo in costei, cruda, inumana:
Che mi parve una Dea, ma il cor mi ancise.