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Appena io nacqui, che ancor nacque meco
La sempre avversa inesorabil sorte.
Men forte era ella, ed era anch'io men forte.
Ben cieca era ella, ed egualmente io cieco.
Ma mentre in me vigor cresceva, seco
A pugnar mi costrinse infino a morte;
Né a me di vita mai chiuse le porte
In questo di miserie orrido speco.
Benché non lasci poi di tormentarmi,
Il coraggioso ardir non abbandono,
Che indarno ella potrà misero farmi.
Né fia che a lei pietà chieggia o perdono,
Ché, sebben carcer questa vita parmi,
Pur colla mia ragion libero io sono.