3 (406)
Ben di sé l'alma e di sua frale scorza,
Caracciol mio, dolce Signor ti chiama;
Né di piacerti l'alta accesa brama
Punto fortuna o volger d'anni ammorza.
Ma l'empio, contra cui non arte o forza
Valse mai, nol consente, e la richiama
Ad altre amare cure e a quella grama
Vita, ond'uscire invan s'aita e sforza.
Amor la rende per mio doppio affanno
Ingrata, ahi lasso, alle tue grazie; e dove
Potrebbe in te gioir, segue il suo danno;
Ché se tenta tuoi pregi in rozzo canto
Ridir (s'altro non dielle avaro Giove),
Rompono il bel desir sospiri e pianto.