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By Auteur inconnu

Oh quante volte dissi: “Amor, quei santi

Lumi di lei, per cui mirando io vivo,

Allor che teco io parlo e penso e scrivo,

Fian più nobil materia a' nostri canti.”

Ma che pro, se confuso in mezzo a tanti

Splendori il pensier mio di luce è privo?

Fora di cetra Ascrea, di plettro Argivo

Ultima speme il celebrar suoi vanti.

E se colei concorde il labbro aprio

De' vaghi lumi al sovrumano ardore,

Per affidar la disperata Clio,

Ei fu desio d'un dispietato amore:

D'udir sulla mia cetra (oh fier desio!)

Figlio di quei begli occhi il mio dolore.