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Di quello Amor, che cieco Arcier s'appella,
E che, di face e di saetta armato,
Va piagando crudel questo e quel lato,
La casta Musa mia già non favella.
Se talor dice: “Oh quanto Filli è bella!”,
Ha le guance di rose e il crin dorato,
Di ligustri e di gigli il sen fregiato,
E il Sol degli occhi suoi vince ogni stella.
Nol dice già per onorar quel frale
Esterno bel, che, come in campo fiore,
Sol per pochi momenti in pregio sale;
Ma ben perché l'interno almo splendore
Per la sua immensità lodar non vale,
Loda l'immago almen, che appar di fuore.