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Mentr'io nel sonno, gran obblio del male,
L'ardente rimirai stagno di Lete,
Tal ne rimasi sbigottito, quale
Uom presso a morte ore non ha più liete.
Ivi col tòsco assenzio piove, e sale
Atro vapor dall'ime vie segrete:
Ivi l'ardor più brucia; in sì ferale
Golfo niun trova all'ardor suo le mete.
Ma ciò che strazia quella al Ciel nemica
Turba ed accresce il fiero duolo eterno
È la memoria della colpa antica,
Che la privò del sommo Ben superno
E di sua vista, alle pur' alme amica.
O Averno, io tremo al tuo sol nome, Averno.