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Ecco, Amici Pastori, ecco ove è giunto
Questo infelice mio povero Agnello.
In mezzo a un prato erboso, appo un ruscello
Egro sen giace dal digiun consunto.
L'altr'ier guatollo Argone, e da quel punto,
Quasi pasciuto di mortal nappello,
(Come, ridir non so) di pingue e bello
Tosto divenne sì deforme e smunto.
Or dal suo mal con provvido consiglio
Apprendete a fuggir con piè non tardo
Da quel, che a voi sovrasta, egual periglio.
Ah fuggite d'Amor la face e 'l dardo:
Quanto in lui fa il velen d'invido ciglio,
Far puote in voi d'occhio amoroso un guardo.