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Sovra la verde sponda
di mille varii fior lieta et adorna
che con le torte corna
Sena tacita inonda,
cento e più verginelle,
tutte di sangue illustre e tutte belle,
ornavan sacri altari
di rose fresche tolte allora allora
dal grembo de l' Aurora,
e sovra i fochi chiari
accesi intorno intorno,
sì spessi che facean oltraggio al giorno,
versavan maschi incensi
e quanti odor soavi hanno i Sabei
e gli Arabi e i Panchei,
tal che nembi condensi
spargeano l' aria pura
d' ogni soave odor de la natura;
poscia, gli occhi rivolti,
che potrian rischiarar la notte, al Cielo,
piene di santo zelo,
quasi d' Angeli accolti
coro che dolce canta
de l' altissimo Dio la gloria tanta,
incominciar: – O Sole,
eterno Sol che dai splendor e luce
al sol che qui riluce,
che la terrena mole
sol col ciglio governi
e fatt' hai de' pianeti i moti eterni,
ch' hai posta legge al mare,
i termini a la terra, il freno ai venti,
che tempri gli elementi,
per cui sì vago appare
il ciel di stelle cinto
e 'l die di più color vago e depinto,
per cui lieto il terreno
talor dispiega al vento i suoi tesori
e di frutti e di fiori,
e di bellezze pieno
il bosco alza la testa
con la frondosa sua fiorita vesta,
porgi la man pietosa
al desiato parto, ove ti chiama
e sospirosa e grama
la gran Regina e sposa
del magnanimo Errico,
tanto al tuo onore, a la tua gloria amico,
e sgombra col bel raggio
del tuo sommo voler, possente e forte
di dar morte a la morte,
non pur di farle oltraggio,
di far lieto e giocondo
l' abisso oscuro, e far abisso il mondo,
quella nebbia infinita
di duol, che il cor tal le circonda e serpe
qual velenoso serpe,
e manda a questa vita
o fanciulla o fanciullo
che sia de' genitori alto trastullo;
sì vedrem poi devoti
per tutto il suo fecondo e largo Regno
in lungo ordine e degno
lodarti i sacerdoti,
e i fanciulletti puri,
non di snodar la lingua ancor securi,
con parole imperfette
e con le palme aggiunte e gli occhi alzati
ove stai co' beati,
dir dolci canzonette
a gloria del tuo nome,
inghirlandati l' anellate chiome.–
Tolse queste preghiere
nel prezioso suo candido lembo
de' santi Angeli un nembo,
scesi qua giù da le celesti sfere,
e dispiegando il volo
agli orecchi di Dio le alzaro a volo.
Rise il Motor superno,
con un sì chiaro e lampeggiante riso
che faria il Paradiso
parer l' oscuro inferno,
e la fronte chinata,
quasi gli fosse la preghiera grata,
sol con quel cenno a cui
sempre per obedir son pronti e preste
i tuoni e le tempeste,
un de' ministri sui
chiamato a sé, il più bello,
gli pose in man di palma un ramuscello,
e ciò che far l' impose
dovesse, ond' ei più ch' un augel leggiero,
com' alato corriero,
agile si nascose
entr' una nube d' oro,
e scese in terra dal celeste Coro.
A tanta maraviglia
non sol Ligeri, Rodano e Garona,
ma Tile e Maratona
alzar ambe le ciglia,
a mirar non usate
giamai tanto splendor, tanta beltate;
e dov' ella giacea
pallida più che mammola viola,
quasi fra molte sola
terrene ninfe Dea,
pien di lume comparse,
sì ch' ognun di stupore et alse et arse
et abbassò lo sguardo
vinto dai rai di tanta luce, in guisa
che chi nel sol s' affisa
s' al chinar gli occhi è tardo,
che piange il troppo ardire
ben ch' abbia di mirar nuovo desire;
indi con armonia
che farebbe pietoso angue crudele,
ch' addolcirebbe il fele,
non mai sentita pria,
disse: – Nasci, reale
bambina omai, ch' oggi è 'l tuo dì fatale;
nasci, ch' ogni pianeta
ch' avea maligno aspetto e si nasconde,
e le stelle seconde
ne la parte più lieta
del cielo e più felice
si stan, dispersa ogn' altra empia infelice;
e 'l superno Motore,
per mandar qui fra noi Donna perfetta,
t' ha fra tant' altre eletta
come di tutte il fiore,
e ciò che fa t' ha dato
beato l' uomo in Ciel, qui fortunato.–
E così detto sparve
il celeste di Dio messaggio santo,
chiuso ne l' aureo manto,
e 'n questa luce apparve
la real fanciullina
tutta di grazia adorna alta e divina.