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By Bernardo Tasso

Sovra la verde sponda

di mille varii fior lieta et adorna

che con le torte corna

Sena tacita inonda,

cento e più verginelle,

tutte di sangue illustre e tutte belle,

ornavan sacri altari

di rose fresche tolte allora allora

dal grembo de l' Aurora,

e sovra i fochi chiari

accesi intorno intorno,

sì spessi che facean oltraggio al giorno,

versavan maschi incensi

e quanti odor soavi hanno i Sabei

e gli Arabi e i Panchei,

tal che nembi condensi

spargeano l' aria pura

d' ogni soave odor de la natura;

poscia, gli occhi rivolti,

che potrian rischiarar la notte, al Cielo,

piene di santo zelo,

quasi d' Angeli accolti

coro che dolce canta

de l' altissimo Dio la gloria tanta,

incominciar: – O Sole,

eterno Sol che dai splendor e luce

al sol che qui riluce,

che la terrena mole

sol col ciglio governi

e fatt' hai de' pianeti i moti eterni,

ch' hai posta legge al mare,

i termini a la terra, il freno ai venti,

che tempri gli elementi,

per cui sì vago appare

il ciel di stelle cinto

e 'l die di più color vago e depinto,

per cui lieto il terreno

talor dispiega al vento i suoi tesori

e di frutti e di fiori,

e di bellezze pieno

il bosco alza la testa

con la frondosa sua fiorita vesta,

porgi la man pietosa

al desiato parto, ove ti chiama

e sospirosa e grama

la gran Regina e sposa

del magnanimo Errico,

tanto al tuo onore, a la tua gloria amico,

e sgombra col bel raggio

del tuo sommo voler, possente e forte

di dar morte a la morte,

non pur di farle oltraggio,

di far lieto e giocondo

l' abisso oscuro, e far abisso il mondo,

quella nebbia infinita

di duol, che il cor tal le circonda e serpe

qual velenoso serpe,

e manda a questa vita

o fanciulla o fanciullo

che sia de' genitori alto trastullo;

sì vedrem poi devoti

per tutto il suo fecondo e largo Regno

in lungo ordine e degno

lodarti i sacerdoti,

e i fanciulletti puri,

non di snodar la lingua ancor securi,

con parole imperfette

e con le palme aggiunte e gli occhi alzati

ove stai co' beati,

dir dolci canzonette

a gloria del tuo nome,

inghirlandati l' anellate chiome.–

Tolse queste preghiere

nel prezioso suo candido lembo

de' santi Angeli un nembo,

scesi qua giù da le celesti sfere,

e dispiegando il volo

agli orecchi di Dio le alzaro a volo.

Rise il Motor superno,

con un sì chiaro e lampeggiante riso

che faria il Paradiso

parer l' oscuro inferno,

e la fronte chinata,

quasi gli fosse la preghiera grata,

sol con quel cenno a cui

sempre per obedir son pronti e preste

i tuoni e le tempeste,

un de' ministri sui

chiamato a sé, il più bello,

gli pose in man di palma un ramuscello,

e ciò che far l' impose

dovesse, ond' ei più ch' un augel leggiero,

com' alato corriero,

agile si nascose

entr' una nube d' oro,

e scese in terra dal celeste Coro.

A tanta maraviglia

non sol Ligeri, Rodano e Garona,

ma Tile e Maratona

alzar ambe le ciglia,

a mirar non usate

giamai tanto splendor, tanta beltate;

e dov' ella giacea

pallida più che mammola viola,

quasi fra molte sola

terrene ninfe Dea,

pien di lume comparse,

sì ch' ognun di stupore et alse et arse

et abbassò lo sguardo

vinto dai rai di tanta luce, in guisa

che chi nel sol s' affisa

s' al chinar gli occhi è tardo,

che piange il troppo ardire

ben ch' abbia di mirar nuovo desire;

indi con armonia

che farebbe pietoso angue crudele,

ch' addolcirebbe il fele,

non mai sentita pria,

disse: – Nasci, reale

bambina omai, ch' oggi è 'l tuo dì fatale;

nasci, ch' ogni pianeta

ch' avea maligno aspetto e si nasconde,

e le stelle seconde

ne la parte più lieta

del cielo e più felice

si stan, dispersa ogn' altra empia infelice;

e 'l superno Motore,

per mandar qui fra noi Donna perfetta,

t' ha fra tant' altre eletta

come di tutte il fiore,

e ciò che fa t' ha dato

beato l' uomo in Ciel, qui fortunato.–

E così detto sparve

il celeste di Dio messaggio santo,

chiuso ne l' aureo manto,

e 'n questa luce apparve

la real fanciullina

tutta di grazia adorna alta e divina.