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By Antonio Tebaldeo

Ahi, Morte acerba, ahimè, Morte, de quanto

rumor, di quanto affanno cagion sei!

Ché, per aver a nui tolta costei,

mosso hai lite nel ciel, nel mondo pianto:

facto è qua giuso un mar per pianger tanto,

e contendon là su dinanti ai dèi

donne infinite, perché vedon lei

aver fra tutte il primo loco e il vanto.

Per arechire una vil fossa e tetra,

crudel, il mondo impoverisci e privi:

che maledetta sia la tua pharetra!

Forsi tu un corpo solo al libro scrivi:

ahimè, che sotto una agiacciata pietra

sepulti hai seco mille corpi vivi.