305)
"Ond'è, Nadasto mio, che sì dolente
Siedi qui solo, in preda al tuo tormento?
Ier non guidasti a pascolar l'armento,
E la zampogna tua più non si sente!"
"Deh non volere, Elpin, ch'io più rammente
Quel duol, per cui già trarmi a morte io sento:
Lascia che tanto sfoghi il mio lamento,
Che alfin nel pianto fian mie luci spente."
"Folle, cangiando Amor, si cangia sorte;
A che tentar di più la tua spietata
Stella, seguendo ognor chi t'ha in dispetto?"
"Quètati, Elpin, ché 'l dolce antico affetto,
Che vuol che Clori io siegua, ancor che ingrata,
Mai nol potrà disciorre altri che morte."