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By Antonio Tebaldeo

O che gloria immortal, che eterno honore

era a dui amanti, e che felice sorte,

se a un colpo ne occideva ambedui Morte,

come a un colpo ambedui ne ferì Amore!

Tu il dovevi far, Morte, ché migliore

preda eran dui! Ma sper che 'l duol sì forte

mi farà un dì, ch'io spezarò le porte,

ché l'huom che vòle al tuo dispecto more.

O quanto invidiata da me sei,

Niobe, che nel caso tuo infelice

fusti in pietra conversa da li dèi!

Tal mutation mi potria far felice,

perché coperchio al ciner me farei

di costei, che fu in terra una phenice.