306)
Chiaro Ruscel, che fra solinghi orrori
D'esta valle romita ed infeconda,
Ove crudo Destin vuol ch'io mi asconda,
Sovente Eco ne formi a i miei dolori,
Se mai l'infida mia bella Licori
Fia che tu veggia sulla verde sponda,
Vendica i torti miei, cresci coll'onda,
Che la sommerga in tortuosi errori.
Ma no, pietoso Rio, bacia il bel piede
Con atto umile, e in mormorio più lento
Rammenta alla crudel la mia gran fede.
Dille ch'io vivo ancora, e 'l giuramento
Antico avrà nell'alma eterna sede;
Poi va' rimproverando il tradimento.