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L'angelica belleza e il divin lume,
Virtù celeste, incomparabil vita
E la bontà infinita
Di questa donna, che natura avanza,
Amor sveglieno sì che tal ferita
Al cor mi porse con l'aurate piume
Che ad ogni mio costume
Mostro il ver curso con magior speranza.
Alhor cognobbi qual virtù e possanza,
D'amore ha il colpo und'io fui preso e, vinto,
Servo contento più che in libertade.
E quanto in gentil donna è di piatade
Da lui mi fu nel cor presto dipinto,
Tal che mai ne fia spinto,
Come fido sustegno, al grave peso
Per voglia ardente preso
Sotto amoroso guardo e altera vista
Ove gratia, virtude e honor s'acquista.
Come si fa, per picciola favilla,
Argentina aqua repentina fiamma
Che se consuma e infiamma
Ove si posa e, meno ardendo, lede,
Così mia vita, che mai si disfiamma,
D'amore accese subita sintilla,
Che, amando, la distilla
Bench'io stia saldo a l'amorosa fede,
Sì che di mie' pensier son facto herede,
Madona e Amore quegli dispensando,
Ovunque e come a lor piacer e voglia,
Né alcun fia mai che con rason mi toglia
Quel che al mio cor promise alhora quando
Amor, ne l'alma intrando,
In lui pietà, speranza e fede scorsi,
Ond'io presto me accorsi
Di Madonna e d'Amore di tal virtute
Che al mondo io pace harei e in ciel salute.
Se Amor sovente la saetta e l'arco,
Che mi fa al cor la piagha, cruda e mesta
A questa donna presta,
A cui par che più insegni inmortal colpi
Solo è ch'el gran disio per lei me infesta
Sì che senza consiglio io spesso varcho
A l'amoroso carcho
Da cui convien sol morte me ne spolpi;
Unde io non so chi me ne accusi o incolpi,
Questa solinga donna o il troppo Amore,
O il ciel che in lei formò quella belleza,
Che l'alma struge e dolcemente il core,
E la mia vita tanto che l'aprezza;
Ma la medesima frezza
Risana ch'ella fè la mortal piaga,
Qual fia già mai chi appagha,
Se non sola costei cui pietà accende
Tanta magior quanto el martir più offende.
Per gli ochi suoi pien d'amoroso focho,
Creando nel mio core un dolce zelo,
Passò d'amor quel telo
Che infiniti disir femmi a un sol guardo,
Ove io, mirando sotto el bianco velo,
Scoprendo ogni pensier che in essi sfocho,
Sentìmi, a pocho a pocho,
Crescer la fiamma, ove hor tremando io ardo;
Ma el soccorso di lei, che mai fu tardo,
Temprò el mio ardente cor e da lui spinse
Dolcemente el martir che amor gli accese
E mille morte e più di mille offese
Unica pace con dolceza vinse,
Ne gli occhi amor dipinse
Di questa sola donna il viver mio
Qual sempre sequendo, io
Vegio la norma che a mia vita insegna
Quanto a sua voglia e quanto Amor disegna
Tanto è fidele Amore e ben verace
Quel che m'ha preso e stringe ognhor sì forte
Che spesso vita e morte
Bramo equalmente, come è suo piacer.
Ma vegio ben mia stabilita sorte
In man di questa donna per mia pace,
Qual tanto al mio cor piace
Che altro che sequir lei non sa voler;
Di tal virtute è solo el suo potere
Che ciascun vince e in sé più forza serba,
Né l'usata pietà da lei se priva,
Mostrandosi più altera e men superba;
Così convien che seco sempre io viva
Benché già mai arriva
Giunga l'alto disio che mai se satia;
Ma solo è la sua gratia
Che in ogni parte mi sostiene e guida
E da i colpi d'amor sol che me affida.
Del mio felice e glorioso stato
Non so chi ne ringratij altro che lei,
Che fu dei pensier mei
Prima casone e di lor solo albergo;
Del men potere quel ch'io più vorei
Duolmi che sempre a tanta donna allato
Mi sia l'ardir manchato
Parlar di quel ove ognhor la mente ergo.
Però se in tanto amore io mi dispergo,
Spesso di tanta voglia in minor forza
Solo è il disio più ardente in me, più interno
Che l'alma scalda e il cor distruge e sforza.
Pur con Madona el viver mio fia eterno,
Amor, ben ch'io discerno
Teco el mio stato quanto egli è mortale,
Ma la bontà inmortale
Di chi fu cason sola inamorarmi
Farà in eterna pace amando starmi.
Qualunque del suo amar prender consiglio
E a la sua vita norma, amando, spera,
Non quanto Amor impera,
Ma segua, come io fo, celeste dona.
Benché altra di virtù non sia sì altera
Quanto costei a cui sempre me apiglio,
In ciascun gran periglio,
Per mia salute e fida mia colonna
Trovi almen quella che da lei se indonna,
Sotto il cui manto honesto amor si scalda,
Che, l'alma ardendo, con pietà sostene
E il cor in la ferita che mai salda
Per caldo o gielo più contento tene
E l'amorose pene
Fa dolce e leve, più bramose ognhora,
Così mia vita honora
L'inclita dona come sola quella
Che più piatosa el ciel fece e più bella.
Canzon, se 'l tuo parlare e se 'l tuo stile
Giunger potesse a quanto il mio cor brama,
Faresti molle ogni più duro saxo
Sol di dolceza, e ciaschun cor più lasso
Accenderesti a l'amorosa fiama;
Ma el mio cor che tanto ama
Sol ti conforta a quel'honesto ardire
Che fa el troppo fallire
Di mercé degno e degno di perdono,
E dì che mio non già, ma d'altrui sono.