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Alma, che sei nella prigion de' sensi
Da mille lacci incatenata e avvolta,
E vaga del tuo male ancor non pensi
Alla tua libertà, misera e stolta,
Mira il Ciel, come è bello, e negl'immensi
Giri dell'alte sfere agile e sciolta
Spiega i desiri di bel fuoco accensi,
E ragion, che ti sgrida, odi una volta.
Ma tu, che vinta sei dal tuo costume,
Corri dove ti chiama un riso, un guardo,
E non hai per lassù desio, né piume.
Ahi, pria che Morte avventi il fatal dardo,
Alza gli occhi, ti prego, a più bel lume,
Ché non giova il pentirsi, allorch'è tardo.