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Dal più lucido Oriente
Fino all'ultimo emisfero
Diasi lode al grande, altero,
Sommo Nume onnipotente,
Che tra noi dal Ciel discese,
E servil sembianza prese.
Il gran Verbo, ch'era Dio,
Appo Dio stava quel giorno,
Che pe' vani spazj intorno
Risonar forte s'udio,
E chiamar l'ampio Universo
Da quel nulla ov'era immerso.
D'Astri il Ciel, di muti armenti
Empié il mar, l'aria d'Augelli;
Ornò il suol di pregi, e dielli
Il più nobil de' viventi,
Cui del tutto fé Signore
Come oggetto del suo amore.
Ma quel rio con empio avviso,
Contra Dio, superbo mosse.
Un flagel quindi il percosse,
Che il cacciò dal Paradiso,
E caduco venne, e frale,
Ei che prima era immortale.
Chiuse allor l'eteree porte
A lui furo, ed a' suoi figli,
E del suol pien di perigli
Prese il freno e tempo e morte,
E s'armò tutto il creato
Contra l'Uom superbo e ingrato.
L'Angue allor di letal tòsco
E il Lion di fier talento
Si guerniro, e cento e cento
Crude fiere errar' pel bosco,
Ma di tutte il più spietato
Contra l'Uom fu il suo peccato.
Quando in vile Capannetta
Nascer volle il Re del Cielo,
E vestillo d'uman velo
Una pura Verginetta,
Che in virtù del Santo Amore
Madre fu del suo Fattore.
Il gran Verbo in terra nacque
Increato, incircoscritto,
E del primo empio delitto
Farsi vittima gli piacque:
Tanto amor per l'Uomo egli ebbe,
E del suo male gl'increbbe.
Sull'Altar di dura Croce
L'immolaro al Divin Padre
Non l'Ebree perfide squadre,
Che fer' l'empio eccidio atroce,
Ma l'amor vivo, e il desio
Di riunir l'Uomo con Dio.
Colla sua la nostra morte
Vinse al fine, ed al Ciel poi
Ritornando aperse a noi
Le già chiuse ferree porte.
Oh felice umano errore,
Ch'ebbe un tanto Redentore!
Or Pastor', che qui imitate
I Pastor' di Palestina,
Che la Prole alma e divina
Vider primi, il guardo alzate:
Anche a voi grazia già fassi,
Ed il grande annunzio dassi.
Ecco là dove risiede
Il gran Parto in umil tetto:
Del Celeste Pargoletto,
Su, tributo offrite al piede,
Ma non latte, agnello, o fiore,
Ch'ei vuol solo il vostro core.