31 [Di anonimo]
Se mia vertute exprimere potesse
ciò che m'è chiuso dentro all'intellecto,
dirò quel ch'òe concepto
dell'esser d'una donna ch'ò veduta,
acciò che ciaschedun che la vedesse,
cognoscesse, guardando nel suo aspecto,
qual'è d'essa l'effecto,
et con che arte a lavorar s'aiuta;
et per che sua notiçia io abbo avuta
e più fïate li son conto stato,
conterò quel ch' i' ò in lei trovato
e mostrerovi qual'è sua figura,
e 'l propio offitio d'essa e sua natura.
Vidila, induta sì splendidamente,
che non è già mondana chiaritate
di tanta nobiltate,
ch'in le suoi veste non si trovi ognore;
et sono ovrate tanto sottilmente,
che di dilecti ogni diversitate
son quivi, ogni fiate;
et questo è da la faccia anterïore,
ma quel bel loco, ove si vede amore
nell'altre donne, à tuct'altra maniera:
ché non è sì coverta alcuna fiera
come li è de le suoi crine bionde,
per che la vera proprietà nasconde.
Poi è formata di dissimil gvisa,
ch'ella si trova d'ogni cosa 'gnuda
e non à che la chiuda,
sovra di sé, da la parte di dietro;
et à la testa in questo modo assisa
ch'ogni capel continuo la rifiuda,
né velo alchun la schuda
et luce questo lato come vetro;
et è sì lungi da lui ciascun tetro,
che via più chiara cognoscensa piglia
chi, per entro suo intuito, assottiglia,
di tucte cose che dinansi i' siede,
che non fa chi mai quinde non recede.
Apresso è da vedere del exercitio,
et circa che sua arte si distende:
et dico ch'ella intende
a volgere una rota sempre al tondo;
et tucto è facto a scalin quel 'difitio
sul qual<e> l'umana gente tucta ascende.
All'un tol<le>, all'altro rende,
l'un pon ne l'aiere, l'altro nel profondo;
su per quei gradi, tucti que<e>i del mondo
con prospero e adverso si divide;
l'un piange molto spesso et l'altro ride,
e tale è stato sempre in allegressa
che, in un punto, li da somma gramessa.
E s'io ben guardo, questa donna sola
possede quel presioso gioïello
del qual nullo è più bello
nel secol, ch'al postucto, n'è mendico;
et s'alchun ve ne viene, ella l'invola
et non li lascia star punto con ello,
ché padre né fratello,
al gran bisogno non si trova amico,
ché ella i' prende, et di costoro io dico,
et metteli a servire in cima, suso
dell'alta rota e mai, da inde in giuso,
nessun ne scende, per alchun bisogno
ch'abbiano i tristi ch'ànno voito il pugno.
Ver è, ch'a questi miseri riserba
alquanti che si chiaman cognoscenti,
che li dicen: – Dolenti
siam del tuo danno e molto ce ne incresce –.
S' aiuto chiêr, non puono udir duo verba
et vanno via, ché i' chiaman li parenti.
– Io torno inmantenenti, –
dicono, e 'n questo modo se 'n riesce;
et non fuggie così lo picciol pesce
dinansi al grande, che 'l vien per mangiare,
come fa el, s'el ve' che di parlare
più verso lui dimostri alchun sembiante:
passa oltre e fa orecchie di mercante.
Cansone, or va, che tu serai gradita
per quel che dentro tua sentensa porta;
moveti tosto, et sì bacte a la porta
di quei che tienno il colmo de la rota
e die ch'el tuo factor ti fa lor nota
per ch'à cercato la preditta vita.