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By Girolamo Malipiero

Qual più diversa e nova

cosa fu mai in qualche stranio clima,

quella sì ben si stima,

via più rassembra al sacro e santo amore.

Là, onde 'l dì ven fuore,

vola un augel, che sol senza consorte

di volontaria morte

rinasce, e tutto a viver si rinova:

così sol si ritrova

un vero affetto, posto in su la cima

de le virtù, ch'al sommo sol si volve;

e se pur si risolve,

e 'l sol smarrisce, il suo stato di prima,

tornando, il lume acquista e i nervi suoi,

e vive poi con la Fenice a prova.

Una petra è sì ardita

là per l'indico mar, che da natura

tragge a sé il ferro, e 'l fura

dal legno in guisa che i navigi affonde.

Qui 'l santo amor risponde,

ch'è di tanto vigor (se 'l ver accoglio)

che vince il duro orgoglio

del senso, e lo sommerge in questa vita,

di vero ben sfornita,

e fura il cor, che fu già cosa dura,

e dal mondo il sottrage, ov'era sparso,

pur che non sia più scarso

di buon voler lo spirto, o mia ventura.

Essendo in carne, a la celeste riva

mi trae sta viva e dolce calamita.

Ne l'estremo occidente

è una soave fera e queta tanto,

che nulla più ma pianto,

e doglia e morte dentro agli occhi porta;

molto convene accorta

esser qual vista mai ver lei si giri:

pur che gli occhi non miri,

l'altro puossi veder securamente.

Così fa il cor dolente

il sommo e sacro amor, se quale e quanto

sia 'l divin raggio, è di saver ingordo

nostro intelletto sordo

e cieco a quell'immenso obietto santo.

Io qui però m'abbasso, acciò non pera

per questa fera diva e innocente.

Chi chiedesse, o canzone,

quel ch'i' fo', tu poi dir che 'l cor di sasso

cerco far molle sì che gli risorga

il lume che lo scorga

a quel amor, che mai non lascia un passo

di gir a Cristo, per cui sol si strugge

e schiva tutte l'altre rie persone.