31 S'io fossi sei o sette

By Vittorio Betteloni

S'io fossi sei o sette

Secoli addietro nato,

A studïar Pandette

Già non mi sarei dato;

Oh m'avrei scelto pure

Più dolci cure !

Cura all'armi e allo stile

Dolce d'amor ponendo

Un trovator gentile,

Un paladin tremendo,

Se fossi allora nato,

Io sarei stato.

Allo Studio di Pisa

Non m'avrebber costretto

A sciupar tempo, in guisa

Di volgar giovinetto,

Come feci finora

Per mia malora.

Ma in opere d'ingegno,

Non men che della mano

Fatto già forte e degno

D'uscir del gregge umano,

Andrei per l'ampia terra

A farvi guerra

A farvi guerra agli empi4,

A briganti, a ladroni,

Lasciando eterni esempi

Ai futuri campioni

Di mia prodezza,

E gentilezza.

Sì, di mia gentilezza:

Perchè un ladro incontrando

Se tal gli avrei carezza

Avventata col brando,

Da batterlo sul suolo

D'un colpo solo,

In cambio se avvenuto

Mi fossi a una donzella,

Man ponendo al liuto,

La mia canzon più bella

A lei che si fa rossa

Tosto avrei mossa.

Non si pensi per questo,

Che a un tratto io m'innamori;

Troppo error manifesto

É l'esser pago ai fiori,

Che ti vengan per via

Veduti pria.

Anzi in mio cor sommessa

Parla una voce arcana

Di certa principessa,

Che in terra ignota e strana,

Premio del valor mio

Mi serba Iddio.

Così per lungo errare,

Dopo infinita pena,

A un'isola oltre mare

Tocco di incanti piena,

E non sì tosto a terra,

Eccomi in guerra.

M'assalgono dragoni,

Strigi ed arpie funeste

E pallide gorgoni

E serpenti con creste

E, con adunche mani,

Giganti immani.

Ben sette giorni e sette

Io duro ad ammazzarne,

Ed a trinciar polpette

Di quella sozza carne,

Sol quando niun più resta

Smetto la festa.

E' fu dura a dir vero

Ed aspra la contesa;

Se prode assai non ero,

Altro di quella impresa

Non poteami seguire

Che di morire.

Ma fosse qui finita;

Or viene appunto il bello.

Ivi un giardin m'invita

A entrar; ma sul cancello

Trovo una tetra Sfinge,

Che mi respinge.

Peste vomita e foco,

Ed io l'ammazzo a un tratto;

E passo nel bel loco,

Che con tal arte è fatto,

Ch'io non vel posso dire,

Nè voi capire.

Ariosto ha descritto,

Cred'io, questo giardino,

Quindi io tiro diritto,

Chè lungo è il mio cammino

E di guardar l'Orlando

Vi raccomando.

Or per diversi errori,

Fra quanto può Natura

In alberi ed in fiori

Far meglio e con più cura,

Vengo ad un praticello

Dov'è un castello.

Qui appunto nel palazzo

Sta la mia bella sposa,

Che or siede ad un terrazzo

Con fronte in veli ascosa

Pur mentre un dolce canto

Io levo intanto.

La mia bella canzone

In lei tosto fa breccia;

Se per cuore un mattone

Non ha, vi diè tal freccia,

Che non tosto guarita

N'è la ferita.

Scendon le ancelle allora

Che a entrar mi fanno invito

In quell'alta dimora

Che par d'oro forbito,

Io con gentil decoro

Vo dietro a loro.

Tosto la bella appare,

Ma sempre ha il volto ascoso;

Chi il vel la vede alzare

Quegli sarà suo sposo;

Frattanto io vo' la mano

Baciarle invano.

Ella dice: "Non tocca

Baciarmi a te la mano

Che puoi baciarmi in bocca

O mio sposo e sovrano!… "

Quindi il velo si toglie

E al sen m'accoglie.

Or come il vel s'ha tolto

E ch'io la miro fiso,

Te in quel leggiadro volto,

Te appunto in lei ravviso,

O mia recente e bella

Traditorella.

Nè me invaghir potea

Altra sembianza invero,

Chè alla mia bella idea

Rispondono col vero

Solo le tue fattezze,

Le tue bellezze.

Ma s'ella ha l'occhio uguale,

La gota, il labbro, il crine,

Ha spirto più leale,

Più soave e più fine;

Non è a la tua maniera

Costei leggera.

Ella non ha un'amica

Di quelle tue cotante,

Che tosto mal le dica

Del suo fedele amante;

Nel suo cor, benchè indegno,

Io solo regno.

Così per sua bellezza,

E mio gentil valore,

Scambievole vaghezza

Si desta in noi d'amore,

Nè cesserà codesto

Speriam sì presto.

Oh fossi allora nato,

Allora e non adesso!

Che per essere amato

Ora l'ingegno spesso

O valor altro eguale

A nulla vale.

Or l'abito elegante

E lo stival sottile,

Qualche po' di contante

E il garbo signorile

D'amore ti fan degno

Più che l'ingegno.

Oh fossi nato allora

Che il cor gentil fu in prezzo!

Capisco che a quest'ora

Sarei morto da un pezzo;

Ma poi questo malanno

Non è gran danno:

Almen, se or fossi morto,

Prima sarei vissuto;

E invece or dubbio porto

Che tanto a dì compiuto

Nemmen dire si possa

Sulla mia fossa.