31 S'io fossi sei o sette
S'io fossi sei o sette
Secoli addietro nato,
A studïar Pandette
Già non mi sarei dato;
Oh m'avrei scelto pure
Più dolci cure !
Cura all'armi e allo stile
Dolce d'amor ponendo
Un trovator gentile,
Un paladin tremendo,
Se fossi allora nato,
Io sarei stato.
Allo Studio di Pisa
Non m'avrebber costretto
A sciupar tempo, in guisa
Di volgar giovinetto,
Come feci finora
Per mia malora.
Ma in opere d'ingegno,
Non men che della mano
Fatto già forte e degno
D'uscir del gregge umano,
Andrei per l'ampia terra
A farvi guerra
A farvi guerra agli empi4,
A briganti, a ladroni,
Lasciando eterni esempi
Ai futuri campioni
Di mia prodezza,
E gentilezza.
Sì, di mia gentilezza:
Perchè un ladro incontrando
Se tal gli avrei carezza
Avventata col brando,
Da batterlo sul suolo
D'un colpo solo,
In cambio se avvenuto
Mi fossi a una donzella,
Man ponendo al liuto,
La mia canzon più bella
A lei che si fa rossa
Tosto avrei mossa.
Non si pensi per questo,
Che a un tratto io m'innamori;
Troppo error manifesto
É l'esser pago ai fiori,
Che ti vengan per via
Veduti pria.
Anzi in mio cor sommessa
Parla una voce arcana
Di certa principessa,
Che in terra ignota e strana,
Premio del valor mio
Mi serba Iddio.
Così per lungo errare,
Dopo infinita pena,
A un'isola oltre mare
Tocco di incanti piena,
E non sì tosto a terra,
Eccomi in guerra.
M'assalgono dragoni,
Strigi ed arpie funeste
E pallide gorgoni
E serpenti con creste
E, con adunche mani,
Giganti immani.
Ben sette giorni e sette
Io duro ad ammazzarne,
Ed a trinciar polpette
Di quella sozza carne,
Sol quando niun più resta
Smetto la festa.
E' fu dura a dir vero
Ed aspra la contesa;
Se prode assai non ero,
Altro di quella impresa
Non poteami seguire
Che di morire.
Ma fosse qui finita;
Or viene appunto il bello.
Ivi un giardin m'invita
A entrar; ma sul cancello
Trovo una tetra Sfinge,
Che mi respinge.
Peste vomita e foco,
Ed io l'ammazzo a un tratto;
E passo nel bel loco,
Che con tal arte è fatto,
Ch'io non vel posso dire,
Nè voi capire.
Ariosto ha descritto,
Cred'io, questo giardino,
Quindi io tiro diritto,
Chè lungo è il mio cammino
E di guardar l'Orlando
Vi raccomando.
Or per diversi errori,
Fra quanto può Natura
In alberi ed in fiori
Far meglio e con più cura,
Vengo ad un praticello
Dov'è un castello.
Qui appunto nel palazzo
Sta la mia bella sposa,
Che or siede ad un terrazzo
Con fronte in veli ascosa
Pur mentre un dolce canto
Io levo intanto.
La mia bella canzone
In lei tosto fa breccia;
Se per cuore un mattone
Non ha, vi diè tal freccia,
Che non tosto guarita
N'è la ferita.
Scendon le ancelle allora
Che a entrar mi fanno invito
In quell'alta dimora
Che par d'oro forbito,
Io con gentil decoro
Vo dietro a loro.
Tosto la bella appare,
Ma sempre ha il volto ascoso;
Chi il vel la vede alzare
Quegli sarà suo sposo;
Frattanto io vo' la mano
Baciarle invano.
Ella dice: "Non tocca
Baciarmi a te la mano
Che puoi baciarmi in bocca
O mio sposo e sovrano!… "
Quindi il velo si toglie
E al sen m'accoglie.
Or come il vel s'ha tolto
E ch'io la miro fiso,
Te in quel leggiadro volto,
Te appunto in lei ravviso,
O mia recente e bella
Traditorella.
Nè me invaghir potea
Altra sembianza invero,
Chè alla mia bella idea
Rispondono col vero
Solo le tue fattezze,
Le tue bellezze.
Ma s'ella ha l'occhio uguale,
La gota, il labbro, il crine,
Ha spirto più leale,
Più soave e più fine;
Non è a la tua maniera
Costei leggera.
Ella non ha un'amica
Di quelle tue cotante,
Che tosto mal le dica
Del suo fedele amante;
Nel suo cor, benchè indegno,
Io solo regno.
Così per sua bellezza,
E mio gentil valore,
Scambievole vaghezza
Si desta in noi d'amore,
Nè cesserà codesto
Speriam sì presto.
Oh fossi allora nato,
Allora e non adesso!
Che per essere amato
Ora l'ingegno spesso
O valor altro eguale
A nulla vale.
Or l'abito elegante
E lo stival sottile,
Qualche po' di contante
E il garbo signorile
D'amore ti fan degno
Più che l'ingegno.
Oh fossi nato allora
Che il cor gentil fu in prezzo!
Capisco che a quest'ora
Sarei morto da un pezzo;
Ma poi questo malanno
Non è gran danno:
Almen, se or fossi morto,
Prima sarei vissuto;
E invece or dubbio porto
Che tanto a dì compiuto
Nemmen dire si possa
Sulla mia fossa.