31

By Bernardo Tasso

O gran Signor di Delo,

pianeta almo e maggiore,

senza la cui beltà sarebbe il cielo

quasi rio senza umore

o prato senza erbetta e senza fiore,

onde, come da pura

fonte che si derivi

d' alto e che serpa per la gran pianura

nascon ruscelli e rivi

che van fra l' erbe mormoranti e vivi,

nasce la luce e 'l raggio

che fan chiare e lucenti

le stelle andar la notte al suo viaggio,

e co' begli occhi algenti

mirar la Luna e le mondane genti,

senza la cui vaghezzam

quasi lume già spento,

sarebbe priva de la sua bellezza,

del solito ornamento,

ogni sfera del Cielo, ogni elemento,

tal ch' una notte negra

coprirebbe le stelle

eternamente, et ogni erbetta allegra

per le piaggie novelle

saria nascosa, e l' altre cose belle;

tu con ordine eterno,

dentr' un aurato nembo,

quand' arde il cielo e quand' agghiaccia il verno,

ci porti il giorno in grembo,

che riversando dal ceruleo lembo

luce per ogni piaggia,

per ogni campo e monte,

fa la parte più oscura e più selvaggia

lieta mostrar la fronte

e rimirar le tue bellezze conte;

tu fai col vago lume

tra 'l bel colle fiorito

correr lucente ogni tranquillo fiume,

ch' andria lungo il suo lito

negro più d' Acheronte e di Cocito;

tu, padre de le cose,

col tuo raggio fecondo

fai de le spine fuor nascer le rose,

e dal terreno immondo

i varii frutti onde nutrisci il mondo;

a te non si nasconde

la secreta virtute

d' ogn' arboro, d' ogn' erba e d' ogni fronde,

e le non conosciute

strade che dritte vanno a la salute,

tal che dai fieri artigli

de l' empia morte acerba

sovente a forza l' uom prendi e ripigli

or in frutto or in erba,

rotta l' adona falce a la superba.

Pon la pietosa mano

a la tua nobil arte,

o pianeta del Cielo almo e sovrano,

e s' ancor vive in parte

la fiamma ch' ha tante faville sparte

del tuo pregiato alloro,

di cui la fama va da l' Indo al Mauro

con grido alto e canoro,

salva quest' altro lauro

per salute del mondo e per restauro,

questo che tien la vita

in man del gran Tornone,

ch' ognor li dà contra la morte aita,

contr' ogni passione,

quasi novo Esculapio o Macaone;

del gran vecchio beato

de la cui gloria suona

ov' ognor arde il cielo, ov' è gelato,

non pur Ligeri e Sona,

Rodano, Sena, Varo, Era e Garona,

a cui sta sempre a canto

l' inviolabil Fede

cinta d' intorno d' un candido manto,

con cui rivolge il piede

la Vergine che in Ciel risplende e siede,

con cui parla ad ognora

prudenza e si consiglia,

né più lo lascia che la bianca Aurora

fa la luce vermiglia

ch' esce del Sol da le tranquille ciglia;

non consentir che 'ndarno

spargan prieghi e parole

ai sordi venti, al mar le Muse d' Arno,

che ti daranno, o Sole,

altro don che di fiori o di viole.