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By Auteur inconnu

Sul bel verde io riposava

D'un'aprica collinetta,

E le piante a lei bagnava

L'onda pura e tutta schietta

D'un ameno ruscelletto,

Vaga scena di diletto.

Quando appunto in quella sponda,

Dove mormora il bel fiume,

Saltellar di fronda in fronda

Vidi Augel di vaghe piume,

Che cercava ombra e riposo

Ove il bosco è più frondoso.

Si fermò poi su quel faggio,

Che dal Sol mi difendea,

Per fuggir l'estivo raggio,

Che la terra percotea;

Indi prese a salutarmi

Col tenor di dolci carmi.

In udir ch'egli spiegava

Così dolce il suo bel duolo,

Dissi a lui che mi sembrava

Un straniero Rusignuolo:

"Non sei tu, ben ti conosco,

Cittadin di questo bosco.

Tu venisti in queste piagge

Ben da lungi, o Filomena;

Ma qual fato or qui ti tragge

A sfogar l'acerba pena,

Che a pietà de' tuoi lamenti

Mosse i Numi onnipotenti?

Né ti prenda meraviglia,

Se parlar teco desio:

Ancor tu fosti già figlia

D'uom mortal, come son io,

E una volta eri una bella

E modesta Verginella.

Che se a te l'amante astuto

Non toglieva anco il parlare,

Non avresti mai perduto

L'uso bel di favellare,

Che 'l tuo dir si sente quanto

Fosse dolce dal tuo canto."

Sembri altrui pur cosa strana

In udir tali portenti,

L'Augellin la voce umana

Sciolse allora in questi accenti,

E sue voci eran canore,

Quai di musico Cantore:

"Giacché sai della mia sorte

Il funesto caso acerbo,

Per cui vissi, in real Corte

Scherno rio d'un cor superbo,

Or saprai com'ho cangiato

Colla spoglia anco il mio fato.

Dove il Ren d'Italia bagna

La più vaga e fertil parte,

L'amenissima campagna

Esca grata a me comparte,

Ma, o che nasca o mora il giorno,

Villanuova è il mio soggiorno.

Ivi alberga in nobil tetto

Un Signor saggio e gentile,

Un Signor d'alto intelletto,

Che virtù negletta e vile,

Di cui tutto egli è ripieno,

Generoso accoglie in seno.

Quello stil, con cui talora

Del cor mio sfogo gli affetti,

Io l'apprendo appunto allora,

Quand'ei scende in quei boschetti,

Cinto il crin d'eterno alloro,

A toccar la cetra d'oro.

Io per me non son capace

Di ridir l'alta armonia:

So che l'aura ascolta e tace,

So che l'onda il corso obblia;

E so ben che dice cose

Per beltà meravigliose.

Sempre a lui nobil corona

Fa di Vati un coro eletto,

Onde il bosco ne risuona

D'ogni stil puro e perfetto:

Tutti a lui siedono appresso

Come a Re di quel Permesso.

Ma cantar tutti i suoi pregi,

E narrar chi potrà mai

Di qual merto egli si fregi?

Tutto intende, e dir non sai

Se del Reno in sulla riva

Meglio pensi o meglio scriva."

Qui si tacque, e in un momento

Spiegò l'ali fuggitive

L'Augellino, al par del vento,

Ver' le sue dilette rive;

Io seguii coll'occhio il volo,

Poi rimasi in preda al duolo.