315
Spenta era in Cielo ogni benigna stella,
Allor che gli occhi al primo pianto apersi,
Più che alla luce, che altra mai non scersi
Che apportatrice di crudel procella.
Innumerabil' cure la novella
Vital tela m'ordiro, e i fati avversi;
E miei compagni indivisibil' fersi
Crudo destino e sorte empia e rubella.
Alte sventure, memorandi affanni,
Schiera di pene orribile infinita
E ciò che ha di più fier, tutto a' miei danni
Armò fortuna; e, perché a darmi aita
Lenta pur sia, tarpò alla morte i vanni
E per maggior mio duol mi serba in vita.