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Poiché l'umil, devota, accesa voglia
di bel nuovo mi mena, a ciò ch'i' dica
maggior cosa di voi, real signore,
prego la mente, dell'oblio nemica,
perch'i' al fin giunga ove 'l desio me 'nvoglia,
che raddoppi al bisogno il mio valore.
Se lo stil, che già mosse a farvi onore,
tanta da voi di chiari pregi illustri
tien copia, che mancar non mai potrebbe.
E chi tacer saprebbe,
rimembrando per cento e mille lustri
sudar tra l'arme imperadori e regi
per voi ripor tra le corone e gli ostri
su quella somma altezza in cui sedete,
e l'alta stirpe oltrapassar le mete
degli onor tutti imperiali e regi:
tanto che spiacque agli stess'avi vostri,
non essendo di lor chi mai pensasse
ch'altro loco di gloria a voi restasse?
O grand'alme sì amiche al cielo e care,
ch'or tenete tra bei splendori eterni
le sue parti più alte e più serene,
se giungon mai su' nidi almi superni
del gran nipote l'opre degne e rare
a recar nòve gioie al vostro bene,
or d'allegrarvi in Dio più vi convene,
poiché sol fu quell'alta gloria vostra
una bell'alba del mio chiaro sole.
Ché 'n sì gravi parole
non pò mai risonar la lingua nostra,
che dica in quanta maestate altèra
fu da l'invitta sua virtute alzato
sovr'ogni suo più eccelso onor antico;
ch'intenta or pende dal suo cenno amico
di prencipi sovrani un'alta schiera,
che sol confida in suo valor provato,
sicura che da' regni unqua non cada,
poi ch'appoggiò gli scettri a la sua spada.
E quel re formidabile, che regna
entro l'Alpi, Garona e l'onde salse,
che 'l giogo omai credeasi al mondo imporre,
incontra 'l suo poder cotanto valse
il nome sol ch'oggi a laudar m'insegna,
ch'or a piè de la pace umil ricorre.
O nome glorioso! E chi rincorre
tutti tuoi pregi alti, ammirandi in guisa
ch'ognor ne parla, e sempre 'l più ne tace,
quella Donna loquace
ch'a mezzo 'l cielo in alta ròcca assisa
de' rumor di qua giù si nutre e cresce,
voce formando, che, se via più gridi,
divien men roca e 'n chiaro suon più sale.
Indi accoglie ogni nome alto, immortale,
a cui vaghezza e meraviglia mesce,
e per tutti i remoti estrani lidi,
risuonando tra noi, chiaro il riporta
fin da l'una del sole a l'altra porta.
Alto desio, tu sì me 'nfiammi 'l petto,
ch'i' ben m'avveggio omai che là mi meni
ov'è forza atterrarsi il pensier mio:
onde, di riverenza e timor pieni,
treman lo stil, la mano e lo 'ntelletto,
ch'i', te seguendo, tanto in su gl'invio:
e potrebbe sdegnar 'l Ciel, perch'io
col tenebroso debil guardo interno
voglia spiar le più riposte cose
di Colui che dispose
de le basse cagion l'ordin eterno,
e formata di ben saldi diamanti
stende di lor lunghissima catena,
con la qual cinge e tiene avvinto il mondo.
E, mosso in sua ragion cupo e profondo,
inverso noi da mille etati innanti,
per orror così densi il passo mena,
che chi pon cura di non girli incontra,
quando crede fuggirlo, allor lo 'ncontra.
Ma, se a la vostra altissima fortuna,
felicissimo Sire, i' mi rivolgo,
sembra ch'al Fato il valor vostro imperi:
onde sì forte dubio i' tra me volgo
(tante grazie sul brando il Ciel v'aduna!),
se sien maggior in voi l'opre o i pensieri;
ch'ogni grand'alma di desir più altèri
non può giamai desiderar cotanto,
quant'otteneste voi da' cieli amici.
Faccian pur i nemici
schermo che 'n sicurezza abbia ogni vanto
di montagn'aspre e d'alti spaziosi
rapidi fiumi, o pur d'orrido cielo,
ch'ad un sol cenno vostro obbedienti
vedransi e la natura e gli elementi,
agevolarsi i monti faticosi,
seccarsi l'onde e dileguarsi il gielo;
tal che non fia per voi tempo distinto
tra 'l venir, il veder e l'aver vinto.
E svegli pur risse, tumulti e guerre
tra regnanti cristian l'Invidia amara,
che sempre mai colla Fortuna giostra
per far (e questa sola è la più avara
voglia di lei) che tra confin si serre
d'Europa almen l'alta fortuna vostra.
Ché, come allor che da l'eterea chiostra
quando 'l gran Giove via più d'ira avvampi,
tuona qua giuso, il suo folgor ardente
suole recar sovente
belle speranze agli assetati campi,
e a le torri superbe alti timori;
e' così recherà la vostra spada
un'alma pace al buon popol di Cristo,
e che pel santo glorioso acquisto
porterà a l'Asia guerra, ira e furori,
u' con navi e cavalli omai sen vada
già parmi, e d'ascoltar la lieta voce
che sovra la gran tomba alzi la croce.
Rallegratevi, dunque, or con voi stessi,
tu famoso de l'armi alto mestiero,
che per suo senno è tua ragion compita,
e tu, bella virtute, ch'a sì altèro
campione hai gli onor tuoi tutti commessi,
né 'n questa età più vai sola e smarrita;
e colmo ancor di gioia alma infinita
vadasi il mondo, che la gloria immensa
del suo gran nome riverente onora;
e volga lieto ancora
lo Ciel ch'i suoi favor largo dispensa
a chi mai sempre al ben gli pone in uso;
e sovra tutti omai convien che goda
lo stil che 'l valor suo mi pose in mano,
ed oh bel pregio mio sommo e sovrano!
s'alzato e' siasi mai cotanto in suso
che pur si fosse di sua eterna loda
sol indrizzato, non che giunto al segno,
che non fôra del mio stile più degno.
Canzon, andrai con l'altre a veder quella,
che pensier non imita, alma persona,
che 'ngombro ha di sua gloria il mondo intero;
e, giunta al suo cospetto, umìle, altèro,
dirai devota in atto ed in favella:
— Se ciascun detto nostro una corona
fosse immortal, pur a l'onor devuto,
a voi, signor, saria picciol tributo.