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Di Pindo al sacro colle, ove sublime
Gite, o Siralgo, invitto ed immortale,
Aspiro anch'io, ch'Amor m'impenna l'ale
Per sormontar con voi l'eccelse cime.
Ma poiché 'l vasto mio desire opprime
Crudel destino, a cui schermo non vale,
Voi prestatemi aita, all'opra eguale,
Che sperar non mi fan mie basse rime;
Ché se al gran volo, ond'io sì da lontano
Tento all'alto poggiar, dove voi siete,
La dotta mi porgete inclita mano,
Forse che un dì senza temer di Lete
O d'empia invidia, in stil dolce e sovrano,
Degnamente di voi cantar mi udrete.