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By Giovanni Boccaccio

Niuna sconsolata

da dolersi ha quant'io,

ch'invan sospiro, lassa innamorata.

Colui che move il cielo e ogni stella

mi fece a suo diletto

vaga, leggiadra, graziosa e bella,

per dar qua giù a ogni alto intelletto

alcun segno di quella

biltà che sempre a Lui sta nel cospetto;

e il mortal difetto,

come mal conosciuta,

non mi gradisce, anzi m'ha dispregiata.

Già fu chi m'ebbe cara e volentieri

giovinetta mi prese

nelle sue braccia e dentro a' suoi pensieri,

e de' miei occhi tututto s'accese

e 'l tempo, che leggieri

sen vola, tutto in vagheggiarmi spese;

e io, come cortese,

di me il feci degno;

ma or ne son, dolente a me!, privata.

Femmisi innanzi poi presuntuoso

un giovinetto fiero,

sé nobil reputando e valoroso,

e presa tienmi e con falso pensiero

divenuto è geloso;

laond'io, lassa!, quasi mi dispero,

cognoscendo per vero,

per ben di molti al mondo

venuta, da uno essere occupata.

Io maledico la mia sventura,

quando, per mutar vesta,

sì dissi mai; sì bella nella oscura

mi vidi già e lieta, dove in questa

io meno vita dura,

vie men che prima reputata onesta.

O dolorosa festa,

morta foss'io avanti

che io t'avessi in tal caso provata!

O caro amante, del qual prima fui

più che altra contenta,

che or nel ciel se' davanti a Colui

che ne creò, deh! pietoso diventa

di me, che per altrui

te obliar non posso: fa ch'io senta

che quella fiamma spenta

non sia che per me t'arse,

e costà sù m'impetra la tornata.