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By Antonio Tebaldeo

Latino, homai creder si pò che Roma

non debba aver se non col mondo fine:

ecco come maggior de le rüine

sorge, mostrando al ciel la vaga chioma.

E quel che a Scipïon fu grave soma,

a Cesare e ad altre alme pelegrine,

leve è a una donna che con sue divine

bellezze ogni nation sogioga e doma.

Darne il ciel vòl aperto e chiaro inditio

che questa terra indomita e vivace

da Venere e da Marte ebbe l'initio.

Già per la spada crebbe, hor per la face.

Ma nato è in lei, che assai mi dole, un vitio

che non dà, come sòle, al vinto pace.