318)
Donna, dal Tebro, ov'io da te lontano
Men vivo e dal tenor d'un rio destino,
Talor vòlgo il pensiero, e da vicino
Veggio le patrie mura e 'l dolce piano,
E rimembrando io vo di mano in mano
I miei gran' torti, in atto umile e chino,
Piangendo in sulla sera e al bel mattino
L'antico duol, che 'l mio sperar fé vano.
Così con gli occhi ognor di pianto molli,
Disteso all'ombra di cipressi e d'orni,
Canto gli Amori miei traditi e folli,
Né fia più che al bell'Arno e a te ritorni,
Donna infedel, ché sovra i sette Colli
Spero più lieti e più sereni i giorni.