32 [Di anonimo]
La Verità m'alletta e dice: – Pensa
come Fortuna la sua rota volle
che fa le cose ferme venir solle
e trasmutar di subito li stati.
Però intendo dir per che dispensa
in noi lo dolce, amaro, duro e molle,
ché la sua mossa non puote esser folle
per ch'ella vien da giusti principati.
Dunque, se tu a llei ramingho guati,
e leggi le suoi carte,
vedrai che la sua arte
adopra sempre mossa dall'Etterno,
per chui lo ciel superno
si gira sì che non puote star queto,
et sol per lo ben nostro è tal decreto.
L'anima nostra cria solo Idio
et vien, per forma de la nostra polve,
et recha libertà che non si solve
per gratia di Colui che l'à mandata.
De', pensa la bontà ond'ella uscio,
per che la stimativa che si volve
scaldar si possa al foco che risolve
le nebbia che la tiene atenebrata.
Quinci vedrai che 'l fin de la giornata
è tornato onde venne;
ma il vitio che la tenne
è la cagione ch'ella fu impedita
di far la sua salita.
Però, Fortuna, con sua giusta norma,
morde ciaschun, che 'n terra non si dorma.
Honestà, dignità, honore e stato,
choi beni che ci fanno li elementi,
Fortuna dà, per che le nostre menti
s'accendano ad amar<e> lo sommo bene;
et poi che 'l senso alquanto è dilectato,
ella va contra lui con aspri venti,
annullando li stati con tormenti,
ché non fur grati a Dio, come convene,
e tempra le dolcesse co' le pene,
sì che questa Fortuna
nostra bianchessa imbruna,
e rompe et fiaccha in noi ogni processo
fuor di vertù commesso;
e questo fa però che l'alte stelle
guardi ciaschuno e chi le fece belle.
Quanto che l'uom combatte, tanto merta,
e tanto avansa quanto è liberale;
e quanto à di vertù, cotanto vale,
per che per lei a Dio l'uom s'avicina.
Ben puoi veder come riman diserta
la mente vagabunda, scioccha e frale,
la qual non sa, né vuol dell'altrui sale,
seguendo l'appetito, fantolina;
sotto 'l dilecto occultasi la spina
la qual, collo suo toscho,
muta giardino in boscho.
Però li dà Fortuna del bastone
per condurla a ragione;
in altra gvisa l'omo a terra piomba,
s'ella non sgrida lui co' la sua tromba.
Colui che nasce di gentile schiatta,
possente, riccho, e in citade altera,
o di lignaggio che sopra altri impera,
à più cagion del bene operativo;
dunque per la Fortuna non si sbatta,
menando la sua vita sempre vera,
come doppier<i> che, quanto elli à di cera
cotanto porge lume chiaro e vivo;
per che l'uom forte e tucto intellectivo
la Fortuna non teme,
ma ella pur lo preme
e per suo colpo bontà non allenta
ma via miglior diventa.
Dunque Fortuna giustamente adopra
girando e rivolvendo sotto sopra –.
Canson<e>, none star ferma come petra,
ma fa che quella forma prendi tu
la qual procede da lucente testo;
ché la mia voglia libera s'empetra
là dove saldo vento spira più,
però che verità volentier vesto.