32. Part'io mi cavalcava.

By Auteur inconnu

Part'io mi cavalcava

audivi una donzella,

forte si lamentava,

dicea: " oi madre bella,

lungo tempo è passato

ch'io degio aver marito,

e tu non lo m'ài dato;

quest'è malvagio invito,

ch'io sofro, tapinella.

La vita de sto mondo

nulla cosa mi pare,

quand'altri è giucondo,

me ne membra penare:

non agio quel ch'io voglio,

ma perdo lo sollazo;

spesso languisco e doglio,

fra me me ne disfazo,

membrando quello af<f>are ".

La madre le risponde:

' figlia mia benedetta,

se l'amor ti confonde

de la dolce saetta,

ben ti puoi soferire:

tempo non è passato,

chè tu por<r>ai avire

ciò c'ài disiderato,

ca tèntene in distretta '.

" Per parole mi mini,

tut<t>or così dicendo;

questo patto non fini,

ed io tut<t>a ardo e 'ncendo.

La voglia mi domanda

cosa che nomar suole

una luce miranda,

ch'è più chiara che 'l sole;

per ella vo languendo ".

' Oi figlia, non pensai

sì fosse mala tosa,

chè ben conosco ormai

di che se' golïosa;

chè tanto n'ai parlato

non s'avene a pulcella,

credo che l'ài provato,

sì ne sai la novella.

Lascioti, dolorosa '.

" Oi vecchia trenta cuoia,

non mi stare in tenzone,

se non vuoli ch'io muoia

o perda la persone;

chè lo cor mi sollaza

membrando quella cosa

che le donne sollaza,

per ch'amor ne riposa,

ed io ne sto 'n arsione! "

Canzonetta novella,

moveti a lo palese

e vanne a la donzella,

che sta ne le difese:

a Saragosa n'anda,

e va fedelemente,

canta là ad ogni banda

per la rosa più gente

chi sia ne lo paese.