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O Re de' fiumi, che in tributo accogli
Mille d'Italia fiumi altri minori,
Questi tratti dal duol tiepidi umori,
Che per gli occhi a te porto, a grado togli.
Forse al più cupo fondo or ti raccogli,
Mentre gonfio di sangue e di sudori,
Sparso d'ossa insepolte e d'altri orrori
Ti rendon d'aspro Marte i fieri orgogli.
Così rieda la pace alle tue sponde,
Ove le sacre Ninfe spaventate
Più non osano alzar le trecce bionde.
I miei caldi sospir', deh per pietate
Odi, ed ergendo il bianco crin dall'onde,
Dimmi: vedrò mai più le luci amate?